Tra arte e cultura: week-end con bimbi tra Mantova e Verona

Complici la bella stagione, la voglia di non far finire le vacanze estive ed una casuale offerta soggiorno sul portale Jumpin, eccoci alla volta di Mantova, per un lungo weekend culturale con i nostri bimbi.

Questo post sarà altrettanto lungo… spero di non annoiarvi, ma ho ritenuto importante dare quante più indicazioni possibili su come gestire un weekend “culturale” con pargoli al seguito…  senza rischiare un esaurimento nervoso!

E allora, partiamo! Ecco l’itinerario:

  • Primo giorno: esplorazione oziosa del centro di Mantova, visita (impegnativa…) al Palazzo Ducale e rilassante gita in barca sui laghi con passeggiata finale al Parco della Scienza.
  • Secondo giorno: salutino ai tori dell’agriturismo e poi… giro giro tondo tra Palazzo Te, Duomo e Casa del Rigoletto.
  • Terzo giorno: Verona! Ruzzoloni nell’Arena, passeggiata in centro (con pit stop al Disney Store), scalata di Torre Lamberti, foto romantica sul balcone di Casa di Giulietta, giro in trenino turistico e gelato al parco giochi!
  • Strategia anti-esaurimento: “una cosa per noi, una cosa per voi!”. Per non trasformare il week-end in un mostro a due teste (quelle delle mie piccole pesti), abbiamo siglato con il sangue questo accordo: si andava a vedere una cosa per mamma e papà, seguita subito dopo da qualcosa che avrebbe divertito loro (un parco giochi, una gita in barca, un giro sul trenino turistico, un gelato, ecc). Ha funzionato alla grande!!

GIORNO 1:

Mantova si rivela davvero una piacevolissima scoperta. Dal 2008, la città gonzaghesca, insieme alla vicina Sabbioneta, è Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Attorniata da tre laghi artificiali anticamente formati a difesa della città (Superiore, Di Mezzo e Inferiore), man mano che ci si avvicina in auto, Mantova appare magicamente da quelle acque che una leggenda narra siano le lacrime della profetessa Manto, acque in grado di trasmettere capacità profetiche a chi le avesse bevute.

Il centro storico è facilmente percorribile a piedi (parcheggiando la macchina fuori le mura del Castello di San Giorgio oppure sul lungolago). Ricco di storia e arte, ad ogni angolo si incontrano intime piazzette, chiese, musei, deliziosi negozietti, osterie … è davvero un piacere esplorarlo. E noi abbiamo cominciato la nostra visita, proprio cosi, perdendoci un po’ a casaccio tra le vie di Mantova…

Il nostro giro senza meta precisa è terminato in Piazza Sordello, una grande piazza di forma rettangolare con un caratteristico ciottolato, dove ebbe luogo, nel 1328, quel golpe che vide i Gonzaga conquistare la città di Mantova esautorando definitivamente i Bonacolsi. In Piazza Sordello si trovano due dei monumenti simbolo di Mantova: Palazzo Ducale, la grande reggia che fu residenza dei Gonzaga nel 1300 e il Castello di San Giorgio, maestoso castello quattrocentesco commissionato da Francesco primo Gonzaga.

Ciò che più colpisce del Palazzo Ducale è proprio l’estensione dell’edificio, in realtà costituito da diversi nuclei legati tra loro da gallerie o corridoi, con vie, cortili, giardini interni e cortili pensili. Eppure, nonostante la vastità di questa stupefacente città-palazzo (500 sale e 34.000 metri quadrati di superficie), è possibile visitare il Palazzo Ducale in circa un paio d’ore.  Noi siamo riusciti a gestire molto bene i bambini, raccontando loro la storia del Palazzo e descrivendo le scene dei numerosi dipinti che troverete nelle vari sale. La promessa di fare merenda in un parco giochi vicino ed una guida-audio del Palazzo che si sono contesi fino alla fine, ha decisamente aiutato a tenerli sotto controllo…

Dopo la visita, poiché ogni promessa è debito, ci siamo diretti verso un piccolo parco proprio a ridosso di Piazza Sordello. Costeggiando il Duomo, basta proseguire per Via Fratelli Cairoli. Alla fine di questa strada, si apre una graziosa piazza (piazza Virgiliana), ricca di verde e dotata di servizi igienici, panchine, fontane e giochi per bambini (ricordate la strategia anti esaurimento?!). Qui, tra grissini, Nutella ed un castello “magico”, i bimbi si sono felicemente ripresi dalle fatiche del Palazzo…

Ritornando in Piazza Sordello, oltre il grande arco e svoltando a sinistra, si percorre Via Accademia fino ad una piccola, intima piazzetta (Piazza Dante) su cui si affaccia il Palazzo dell’Accademia Nazionale Virgiliana. Non ce la siamo sentiti di imporre anche la visita di questo edificio ai nostri bimbi, ma – se voi riuscite – non perdetevi il gioiello custodito al suo interno e cioè il Teatro Bibiena, molto amato anche dal papà del giovane Mozart, che rivelò qui il suo genio durante un  famoso concerto nel 1770. Nella grande biblioteca dell’Accademia sono custodite anche le opere di Virgilio che sono state tradotte in svariatissime lingue ed una stupenda rarissima raccolta di settecenteschi ferri da chirurgo che potrete vedere esposta proprio all’ingresso.

Da via Accademia, abbiamo raggiunto il lungolago per concederci una bellissima pausa nautica (rif. “una cosa per noi, una cosa per voi!“): una gita in barca alla scoperta della Riserva del Parco Naturale del Mincio. I bimbi ne sono rimasti entusiasti! L’imbarco avviene presso il pontile di Via Lungolago Gonzaga e il percorso è commentato da una guida specializzata.  Si naviga inizialmente sul Lago Inferiore, per godere della vista di Mantova che si specchia nelle acque dei suoi laghi. La navigazione procede poi nella Vallazza, fra le caratteristiche presenze di flora e di fauna che vivono in questa zona umida protetta dal Parco Naturale del Mincio, dove fioriscono ninfee bianche, gialle, castagne d’acqua e fior di loto.

Dopo la gita in barca, la nostra giornata è proseguita (e finita) con una piacevole passeggiata nel Parco della Scienza, che costeggia il lago. Si tratta di uno spazio che, con una serie di dispositivi interattivi, si propone di avvicinare bambini, giovani e non, alla scienza. Situato sulla sponda del Lago di Mezzo in viale Mincio e sul Lago Superiore, visitabile gratuitamente tutti i giorni dall’alba al tramonto, nel Parco è possibile misurare l’energia del corpo appoggiando le mani sulla batteria,  vivere un’esperienza extraterrestre grazie allo specchio antigravità o sperimentare i paradossi della scienza con il triangolo impossibile, la doppia faccia, il dispositivo dell’ambiguità e delle illusioni, il contrasto successivo. Un percorso veramente interessante. Unica nota stonata: i numerosi atti vandalici che hanno imbrattato molti degli strumenti presenti…

E, finalmente, dopo questa full immersion nella scienza, rientriamo meritatamente in agriturismo: doccia, piccolo riposino e gustosissima cena in una trattoria a 500 metri dal nostro alloggio…

 GIORNO 2:

Dopo un’ottima ed abbondante colazione ed un saluto veloce ai tori dell’agriturismo, ci dirigiamo in auto verso Palazzo Te, tappa d’obbligo per chi ama l’arte, il rinascimento ed il mistero. Un’esperienza rivelatasi gratificante per noi genitori ma anche per i bambini, in quanto ad ogni passo della visita si respira quel sano gusto dell’esplorazione e della scoperta, che tendiamo a perdere con l’età adulta e che tanto i bambini apprezzano.

Antica base di addestramento degli amati cavalli di Ludovico Secondo Gonzaga a cui se ne deve la bonifica, l’isolotto del Tejeto o del Te, un tempo acquitrinosa palude, fu prescelto da Federico Secondo Gonzaga, divenuto duca di Mantova dopo la morte del padre Ludovico, come luogo ideale in cui edificare una dimora destinata solamente al ricevimento di illustrissimi ospiti, al divertimento e allo svago in compagnia della propria amante Isabella Boschetti.

Il palazzo ha proporzioni strane: si presenta come un largo e basso blocco, a un piano solo, la cui altezza è circa un quarto della larghezza. I simboli e gli stemmi riempiono di significati, più o meno celati e spesso politici, le pareti del palazzo e del suo voluttuoso proprietario.La Sala Grandedei Cavalli, la Sala da Ballo, la Sala delle Aquile, la camera da letto del Duca, la Sala di Amore e Psiche, la Sala da Pranzo, sono tutte splendidamente affrescate e propongono mitologie e favole pagane che alludono sia all’amore di Federico per Isabella sia all’amore dei Gonzaga per i cavalli e ad altre caratteristiche della personalità di Federico e del suo voluttuoso, sensualissimo temperamento.

Per le famiglie con bambini, il Museo Civico di Palazzo Te e il Museo della Città di Palazzo San Sebastiano propongono percorsi alla scoperta delle dimore dei Gonzaga, pensati con un occhio di riguardo ai più piccoli (rif. “una cosa per noi, una cosa per voi!“). Le visite, la domenica pomeriggio, sono animate da un operatore didattico che condurrà piccoli e grandi alla scoperta della storia dei Gonzaga, delle invenzioni e illusioni pittoriche, delle preziose collezioni custodite nelle magnifiche sale. Il servizio viene offerto solo su prenotazione. Per maggiori informazioni, clicca qui.

Dopo Palazzo Te e dopo un veloce pranzo nei dintorni, ci dirigiamo nuovamente verso il centro di Mantova e verso Piazza Sordello, per visitare il Duomo, dedicato a San Pietro. E’ una costruzione splendida, ricca di opere e dipinti, e presenta una particolare struttura a cinque navate e molte cappelle tra loro comunicanti. L’aspetto che più colpisce è l’alternanza di elementi architettonici appartenenti a stili diversi: la facciata neoclassica, la parte sinistra in stile gotico ed il campanile pieno di dettagli romantici.

Dietro il Duomo, un altro gioiello da non perdere è la Casa di Rigoletto, una piccola casa risalente al quindicesimo secolo. Entrando, vi accoglierà un raccolto ed intimo giardino con al centro la scultura in bronzo di Rigoletto, realizzata da Aldo Falchi. La storia di Rigoletto, deforme buffone alla corte di Mantova nell’omonima opera di Giuseppe Verdi, è una favola drammatica che ancora popola l’immaginario dei locali, al punto tale che Mantova viene considerata a tutti gli effetti la città di Rigoletto, uomo brutto e gobbo, ma sensibile e generoso, testimone e infine vittima della dissolutezza della corte di Mantova e del temperamento libertino del Duca della città.

La casa, che fu abitata a lungo dai canonici della cattedrale, comunica gentilezza, candore e poesia; è davvero un luogo incantato, quieto e mistico- la cui atmosfera ricorda per molti aspetti quella del cortile della Casa di Giulietta a Verona, meta del nostro ultimo giorno.

GIORNO 3:

Dopo la solita colazione abbondante, il solito saluto ai tori dell’agriturismo ed un breve tragitto in auto, arriviamo nella splendida Verona. Parcheggiamo proprio fuori le mura, in un parcheggio custodito e super tecnologico (ma carissimo!).

Si entra nel centro cittadino, e quindi in Piazza Bra, attraverso i due grandi archi merlati, sormontati da un orologio, che i veronesi chiamano i “Portoni della Bra”.  Oltrepassati i “Portoni”, sulla sinistra, c’è un largo marciapiede di pietra rosata, su cui si affacciano palazzi di diversi colori, forme e dimensioni. E’ il Listòn, che in veneto significa appunto “grande marciapiede”. E’ un luogo molto caro ai veronesi, dove si svolge ogni anno, il 13 dicembre, la festa di Santa Lucia, dedicata soprattutto ai bambini.

A destra dei “Portoni”, si trova il palazzo della Gran Guardia. Al di là della strada, c’è un altro grande edificio del 1800, simile a un tempio romano: palazzo Barbieri. Vicino a palazzo Barbieri si presenta, grande ed imponente, l’Arena. Ed è lì che ci dirigiamo senza indugio.

Mentre papà Fabio fa la fila per comprare i biglietti, i bimbi vengono subito attratti da i vari “centurioni” che passeggiano fuori l’Arena a beneficio dei turisti che vogliono scattare una foto ricordo insieme a loro. Per i miei bimbi, inseguirli è stato un simpatico modo per ingannare l’attesa… Finalmente, orgogliosi possessori dei nostri pass, varchiamo la soglia di questo stupefacente edificio.

Oltre ad essere il monumento più famoso di Verona, l’Arena è anche uno dei più grandi anfiteatri di epoca romana oggi esistenti, dopo il Colosseo di Roma; nell’antichità era uno dei più capienti di tutto l’impero: poteva contenere circa 30.000 spettatori! Con i bambini, ci siamo divertiti a raccontare storie sui giochi che vi si svolgevano: combattimenti tra gladiatori, cacce ad animali feroci e provenienti da paesi lontani e, forse, battaglie navali “in miniatura”. E che  correre nei buoi corridoi e contare di quante aperture è costituito ogni piano, facendo il giro di (quasi) tutto l’anfiteatro!

Dopo la visita all’Arena, abbiamo passeggiato per il centro storico, imboccando Via Mazzini, una “pedonale” antica e conosciuta in tutta Europa, che i più anziani la chiamano ancora con il suo vecchio nome: via Nuova. Stretta e lunga, fiancheggiata da bei palazzi, Via Mazzini ospita tra i negozi più belli del centro.  Fermata d’obbligo a Disney Store (rif. “una cosa per noi, una cosa per voi!“), che cattura sempre l’attenzione di grandi e piccini e che concede ai bimbi un po’ di distrazione dalla visita culturale!

Ritornati sulla via Mazzini, ci siamo poi divertiti ad addentrarci in una delle tante strade che, a intervalli quasi regolari, incrociano perpendicolarmente la via principale. Una cosa carina da spiegare ai nostri piccoli turisti è che, se si osserva bene, ci si rende conto che Via Mazzini e le altre vie del centro, formano una specie di “scacchiera”. Le vie di oggi ricalcano in maniera quasi perfetta il tracciato delle strade di età romana! Per farsi un’idea più precisa di come era organizzata la rete stradale di Verona romana, fate cercare ai vostri bimbi la lastra di bronzo che si trova in fondo a via Mazzini (e ce n’è una simile anche all’inizio di questa stessa strada!): sulla lastra vi è rappresentata la pianta della città com’era nel I secolo a. C.

Qualche passo ancora, ed eccoci direttamente in Piazza delle Erbe, il cuore di Verona. La Piazza  ha una forma stretta e lunga e corrisponde grosso modo all’antico foro romano, che si trovava proprio qui. E’ piena di bancarelle, perennemente assaltate da frotte di turisti, una fila di eleganti caffè e un sacco di palazzi antichi e stupendi intorno.

Impossibile soffermarsi su tutti, con due piccoli al seguito per cui rivolgiamo la nostra attenzione ad una delle due torri presenti nella piazza. Quella più alta ed imponente, la Torre dei Lamberti, antica famiglia veronese. Abbiamo affrontato con piglio e decisione i quasi 400 gradini dell’edificio, salendo fin sulla cima, a piedi!! I bimbi sono stati fantastici. Ma per i più pigri, c’è anche un ascensore (1 euro a persona). La torre è alta 84 metri! E dalla sua sommità, si gode di un panorama incredibile… E’ costrutia in mattoni rossi alternati a pietra bianca e i bimbi sono restati incantati dalle sue campane. Non ne avevano mai viste di cosi grandi e cosi da vicino!

Scesi dalla torre, ci dirigiamo verso la casa di Giulietta e, mentre camminiamo, raccontiamo ai bimbi la storia che ha reso celebre Verona nel mondo: l’amore nato tra la bellissima figlia della famiglia dei Capuleti e il giovane figlio dei rivali Montecchi. Gli abbiamo spiegato che non si sa se questi personaggi siano realmente esistiti, ma, mentre gli storici si affannano a studiare le cronache del tempo per scoprirlo, il resto del mondo si ferma a sognare leggendo i bellissimi versi con i quali William Shakespeare , alla fine del 1500, raccontava questa storia tragica in cui però l’amicizia e l’amore trionfano sull’odio e la vendetta.

La casa di Giulietta si trova in Via Cappello. Per entrare nel cortile del palazzetto, bisogna superare un arco e la prima cosa che colpisce sono le migliaia di graffiti e messaggi lasciati sui muri esterni da turisti di tutto il mondo.  Il cortile è gremito di persone che cercano di toccare il seno della statua di Giulietta. Noi ci dirigiamo verso l’ingresso, prendiamo i biglietti e cominciamo l’esplorazione della casa. D’obbligo una foto sul leggendario balcone insieme ai miei piccoli “amanti”….

Dopo la visita, ritorniamo con calma in Piazza Bra. Qui prendiamo il trenino turistico, per la gioia dei bambini (rif. “una cosa per noi, una cosa per voi!“). Fa molto caldo e i bimbi sono stanchi. La nostra visita culturale non può che finire qui. Ci affidiamo al giro turistico per dare un’occhiata veloce a tutto quello che non siamo riusciti a visitare. Poi prendiamo l’auto e ci dirigiamo al fresco di un parco giochi vicino. Qui i bimbi fanno merenda con un gelato e finalmente si dedicano al loro passatempo preferito: giocare.

Il parco giochi si chiama Giardini Raggio di Sole (circonvallazione Raggio di Sole, tel. 045.8034309.) E’ un’ampia area recintata e protetta dal traffico con possibilità di passeggiare su viali pavimentati, panchine, fontanella e zone ombreggiate. Al suo interno c’è un campo giochi interno custodito, un’area al coperto con giochi vari e personale specializzato ed anche una grande sabbiera.

§§§§

Il nostro lungo weekend finisce qui. Siamo stanchi ma contenti, perché questa è la dimostrazione che, con le dovute accortenze, si può viaggiare e assaporare l’arte anche con due bimbi molto piccoli. E ringrazio Internet e questo blog, che mi spinge a trovare strade e percorsi sempre nuovi per me, per la mia famiglia e per tutti quelli che ci vorranno seguire…

(perdonate la pessima foto… è un autoscatto, su trenino in corsa, con bambini in braccio…, ma a me trasmette felicità!)

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8 Responses to Tra arte e cultura: week-end con bimbi tra Mantova e Verona

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