Il nostro itinerario Made in Japan tappa dopo tappa

Il nostro viaggio in Giappone con bambini, come già anticipato nel primo post, è stato senza dubbio ricco di emozioni, talvolta difficili da gestire e comprendere. Nel primo articolo, oltre a raccontare passo dopo passo quelle che sono state le varie tappe, ho cercato di fornire più informazioni possibili relative a questo Paese così diverso dal nostro. Con 10 notti a disposizione, abbiamo optato per volare su Osaka ripartendo da Tokyo, in modo tale da ridurre il più possibile gli spostamenti e riuscire a visitare le attrazioni che ci interessavano maggiormente.

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Ecco dunque un racconto più nel dettagliato delle singole tappe e di tutto quello che abbiamo inserito nel nostro programma di viaggio giappone con bambini

Itinerario Made in Japan tappa dopo tappa viaggio giappone con bambini

Kyotoviaggio giappone con bambini

La magia e la tradizione di Kyoto ci hanno sorpreso all’improvviso, scombinando tutte le nostre priorità e “avversità” nei confronti di questo misterioso Oriente.

Kyoto è il Giappone che forse immaginavo da casa, ma che non ho realizzato pienamente finché mi sono trovata davanti ad un tempio o ad osservare un vero giardino zen.

Muoversi a Kyoto è semplice: ogni luogo di rilievo può essere raggiunto con l’autobus. Vi consiglio di prenotare il vostro hotel/appartamento/ryokan (abitazione tradizionale) nella zona di Kyoto Station, poiché questo renderà meno laborioso raggiungere i vostri punti di interesse.

Il primo giorno lo abbiamo dedicato a due dei simboli di questa città: il tempio Kinkakuji, conosciuto anche come Padiglione d’Oro, e il tempio Ryokanji con il suo giardino zen. Da qui, raggiungere il terzo tempio potrebbe rappresentare anche una buona opportunità per fare una bellissima passeggiata nella zona nord di Kyoto, visto che anche il Ninnaji Temple si trova in questa zona.

Iniziare ad esplorare il Giappone con la visita a questi templi significa iniziare a comprendere, piano piano, la reale portata delle tradizioni e della religione in questo Paese. Non resterete affascinati dall’effetto “cartolina”, bensì dal silenzio e dalla sensazione di pace che questi luoghi trasmettono.

L’unico tempio raggiungibile direttamente da Kyoto Station è il Kinkakuji, scendendo alla fermata di autobus Kinkakuji-michi tramite la linea 101 o 205, che potrete prendere dalla stazione Emmachi.

Tornando a casa, abbiamo voluto esplorare un’altra zona caratteristica di Kyoto, ovvero Pontocho: un susseguirsi di viuzze in pieno centro che hanno mantenuto l’aspetto più tradizionale, caratterizzato da lanterne e locali in stile giapponese.
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Da Kyoto al Parco dei Cervi di Nara e al Tempio Fushimi Inari

Nara è stata la nostra prima gita fuori porta, in occasione della quale abbiamo attivato il nostro Jrp (maggiori info, nel mio primo post), utilizzando il treno rapido Miyakoji della Nara Line. Per gli orari dei treni, il sito che vi consiglio di consultare è: http://www.hyperdia.com/en/: qui troverete informazioni ed orari di tutti i treni appartenenti al Jrp (Japan Railways) e non.

Sinceramente, se non avessi una figlia amante degli animali, avrei evitato questa tappa e avrei dedicato un’altra giornata a templi e giardini. Ma – siccome la nostra famiglia segue ormai da anni la legge che in vacanza si accontenta tutti… abbiamo deciso di andare a trovare i cervi sacri di Nara.

viaggio giappone con bambini

Il Parco dei Cervi si trova a breve distanza dalla stazione: senza prendere alcun mezzo, potrete raggiungere questi animali sacri che girano in libertà per la natura. Con 150 yen, potrete acquistare dei biscotti e dare loro da mangiare anche se, vi anticipo, sembravano di gran lunga più interessati a frutta e dolci custoditi nel nostro zaino.

Sulla via del ritorno, vi consiglio di fermarvi al tempio Fushimi Inari prendendo il local train: così facendo guadagnerete tempo, essendo praticamente di strada.

Il tempio è dedicato ad Inari, la divinità del riso ed è famoso per le migliaia di Torii arancioni (“porta sacra”) che coprono il sentiero che sale sulla sommità della collina. Pensate che, all’interno del recinto del tempio, si contano circa 10.000 torii e 20.000 otsuke (“pietre votive”), frutto di donazioni da parte dei fedeli che, a milioni, visitano annualmente il luogo sacro. Il colore rosso dei torii, rappresenta un augurio di pace e di un buon raccolto.

viaggio giappone con bambini
Consiglio di visitare questo tempio con la luce del giorno poiché, nonostante la magica atmosfera del tramonto, solo di giorno riuscirete a cogliere al meglio la pace e l’atmosfera che si vive su questa collina. Avevo visto diverse foto del tempio su Internet, ma solo una volta lì sono riuscita a cogliere la vastità di questo luogo e il suo incanto. Se chiudete gli occhi e vi lasciate andare, potrete iniziare a comprendere quanto conti,  per i commercianti e gli artigiani della zona, ricevere la benedizione della Divinità Inari. Un’immersione nella cultura locale che lascerà un ricordo indelebile.

Da Kyoto ad Arashiyama e alla Foresta di Bambù 

Con la Sanna Line da Kyoto Station, è possibile visitare uno dei luoghi più “strani” e fuori dal comune dei dintorni. Si tratta del Monkey Park: qui, oltre ad avere una vista mozzafiato sull’intera città, avrete la possibilità di ritrovarvi chiusi in una gabbia all’interno di un parco abitato esclusivamente da scimmie; le scimmie girano liberamente ovunque, noi esseri umani invece, se vogliamo interagire magari dando loro da mangiare, dobbiamo restare chiusi in questa gabbia. Esperienza atipica ma molto formativa a mio avviso: rispettare ogni forma di vita come si trattasse della nostra.

Le scimmie non vi ignorano e neanche vi studiano, vivono la loro vita e le loro dinamiche come se gli ospiti fossero dei semplici alberi che abitano il parco. Clara è letteralmente impazzita, nonostante raggiungere questo posto significasse camminare in salita per oltre 20 minuti.

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Al ritorno ci siamo concessi il sushi più buono assaggiato in Giappone: dal Sig. Masashi.

Masashi e Minoh non sono stati soltanto coloro che ci hanno servito da mangiare, bensì hanno rappresentato quel tipo di persone che porteremo sempre con noi come ricordo di un’esperienza incredibile: il loro inglese incerto, i loro sorrisi, la loro voglia e il loro orgoglio nell’insegnare qualche parola in giapponese a Clara, la loro arte nel servire i propri clienti, il loro interessamento alla nostra storia e il loro entusiasmo nel trasmettere ciò che il Giappone può lasciarti. Questo è ciò che più amo nell’andare dall’altra parte dell’emisfero: perfetti sconosciuti che da oggi non saranno più tali, solo per averti dedicato parte del loro mondo e per averti aperto il loro cuore.

E, dopo il sushi… Imperdibile una passeggiata nella foresta di bambù che troverete sulla destra nella via del ritorno in stazione.

Da Kyoto a Hiroshima 

Ed eccomi qui a raccontare quella che per me è stata senza dubbio l’esperienza più emozionante di questo viaggio.

Il memoriale costruito ad Hiroshima a tratti ricorda quello Statunitense dell’11 settembre ma, se quest’ultimo è volto a marcare il messaggio che andare avanti è l’unico strumento per non avere più paura, quello di Hiroshima sembra sottolineare soltanto l’entità della tragedia. L’impatto emotivo che si vive qui è incredibile e nessun racconto o foto potrà mai esserne all’altezza.

Il parco è avvolto da un silenzio così pesante che solo il cinguettio degli uccellini hanno il diritto di rompere: l’altare fiorito è un susseguirsi di persone che pregano per le vittime della bomba e il silenzio della fiamma che padroneggia in questo parco è il grido più forte che che abbia mai sentito: la fiamma si spegnerà quando non ci saranno più bombe nucleari nel mondo.

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Non credevo che una tragedia così lontana dai nostri tempi e “non vissuta in prima persona” potesse coinvolgermi in questo modo: ho sempre pensato che ciò che ho vissuto con l’attentato alle torri gemelle difficilmente avrei potuto riviverlo e invece qui ogni foglia, ogni persona, ogni panchina vuole far ricordare cosa è in grado di provocare l’odio umano.

Anche in questo luogo vige il rispetto per le vittime e per tutti coloro che vogliono ricordare questa tragedia. E’ importante che la gente sappia, che ogni turista in visita percepisca quanto dolore tutto questo ha provocato e provoca: si deve andare avanti ma con una sorta di punizione al ricordo per non essere riusciti ad evitare l’accaduto.

Il parco, nonostante il silenzio, è animato da artisti di strada, gente che corre, mamme con carrozzine… Eppure niente di tutto questo sembra scalfire l’entità del dolore. A fare da cornice a questo luogo offuscato ci sono gli origami della piccola ragazzina morta alcuni anni dopo l’esplosione: colorati, leggeri, testimoni della libertà che sembra rimanere imprigionati sotto le macerie di quest’orribile tragedia. Sadako era il suo nome e il suo desiderio più grande era quello di salvarsi dalla leucemia provocata dall’esplosione: la leggenda narra che chiunque pieghi mille gru avrà esauditi i desideri del proprio cuore. Dopo la sua morte fu eretta una statua nel parco della Pace di Hiroshima rappresentante una ragazza in piedi con le mani aperte ed una gru che spicca il volo dalle sue dita. Questa storia è diventato oggetto di molti libri e in uno di questi c’è scritta una frase che mi ha colpito più di ogni altra: “Scriverò pace sulle tue ali, intorno al mondo volerai, perché i bambini non muoiano più così“.

Avrei tanto voluto acquistare un origami ma non conosco il motivo razionale per cui non l’ho fatto o forse sì: tutta quella dignità meritava silenzio e rispetto, niente di più.

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Informazione pratica: raggiungere Hiroshima è raggiungibile da Kyoto con lo Shinkansen Hikari: consigliabile la prenotazione da poter effettuare in uno degli sportelli Jrp della stazione.

Tokyo

Raggiungere Tokyo dopo la pace e le tradizioni di Kyoto è come visitare Hong Kong dopo aver lasciato le Maldive. Immaginate una Time Square all’ennesima potenza, estesa per decine di isolati: il fiume di persone che ho visto all’incrocio famoso di Shibuya è soltanto un piccolo affluente rispetto ai fiumi di gente che ho incontrato nei giorni successivi.

Anche Tokyo però vive i suoi contrasti e lo dimostra con tutti i suoi splendidi parchi e i suoi ordinati giardini. Nessuna città mi è sembrata più incoerente da questo punto di vista e nessun luogo mi è mai apparso più baby friendly di questo. I loro playground non sono semplici parchi giochi… sono molto più simili a vere e proprie camerette dei bambini con giocattoli di legno, abiti e baby sitter in grado di insegnare anche a noi occidentali ad andare sui trampoli.

Come visitare Tokyo? Passeggiando per la città, con il naso all’insù, soffermandovi in ogni parco che incontrerete  – perché sì, Tokyo è la città dei parchi.

Noi ne abbiamo visitati diversi: dallo Yoyogi Park con i suoi artisti di bolle allo Ueno Park con il suo zoo fino ad arrivare al mio preferito lo Hamarikyu Garden: una sorta di oasi di pace con due sale da tè assolutamente da visitare. I giardini di Tokyo non sono paragonabili ai parchi di nessuna città al mondo poiché solo un giapponese può creare un tale ordine e una tale pace.

Se poi avete, come me, un marito “drogato” di elettronica e una figlia di 5 anni, non potete non visitare il quartiere di Shinjuku (dove, tra l’altro, vi consiglio di alloggiare) con i suoi negozi “Big Camera” e quello di Shibuja con Kiddyland: un paradiso del giocattolo. Anche Asakusa è sicuramente un quartiere da visitare con i suoi bellissimi templi, i risciò e le sue adolescenti in abiti tradizionali: passeggiare per quelle viuzze ricche di negozi tradizionali avvolti in un’atmosfera particolare e unica è senza dubbio una delle attrazioni imperdibili di Tokyo.

Ginza e Roppongi vi conquisteranno per la loro energia, ma nessun luogo vi farà amare il Giappone come il mercato del pesce Tsukiji: un susseguirsi di bancarelle con pesci di tutti i tipi e un’esperienza che coinvolgerà tutti i vostri sensi . Scegliete un ristorante o una bancarella e non fatevi scoraggiare dalle file perché – vi garantisco – il sushi, il sashimi e i frutti di mare che mangerete in questo posto sono da urlo. I prezzi non sono quelli tipici di un mercato ma, d’altra parte, in Giappone di economico troverete ben poco, anche al supermercato.

Tokyo è una delle tante città da vivere a piedi, mescolandosi alla popolazione e lasciandosi trasportare dall’energia che produce: questo è il consiglio più prezioso. Mille città in una, da assaporare, da godere senza essere travolti dal vortice che è in grado di creare.
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Da Tokyo a Onsen Jigokudani 

Durante i nostri giorni a Tokyo abbiamo optato per una gita fuori porta che convogliasse i desideri di tutta la famiglia: una onsen (sorgente termale) sita all’interno di un parco delle scimmie abitata da macachi desiderosi di starsene al caldo visto il manto nevoso.

Raggiungere lo Snow Monkey Park di Nagano è teoricamente semplice ma è necessario considerare alcuni aspetti che potrebbero complicare il trasferimento. Da Tokyo bisogna prendere lo Shinkansen in direzione Nagano: una volta raggiunta questa località sciistica, uscite dalla stazione dei treni e dirigetevi all’esterno dove troverete sulla sinistra il Nagaden Bus. Il biglietto per l’autobus è possibile farlo direttamente sul pullman al costo di 1400 yen. Dopo una quarantina di minuti si raggiunge l’ingresso dello Snow Monkey Park.

viaggio giappone con bambini

Ad accoglierci abbiamo trovato una fitta nevicata che ha reso ancora più surreale l’esperienza che stavamo per vivere, non fosse stato che avevamo ancora due km da percorrere per raggiungere il Ryokan delle onsen. E’ fondamentale portare il minimo indispensabile per questa gita fuori porta, possibilmente uno zaino, poiché la strada da percorrere è stretta, ghiacciata, in salita e senza luce artificiale (è obbligatorio il check in entro le 16). Raggiungere questa struttura è stato veramente emozionante: gli abiti tradizionali, i futon nella nostra stanza, il tè caldo, e la meravigliosa onsen. L’acqua è veramente bollente, ecco perché è consigliabile cercare di abituarsi nella vasca interna per poi immergersi in quella esterna dove troverete un via vai di scimmie che oltre a farvi compagnia vi guarderanno come dei graditi ospiti.

C’è stato un attimo in cui mi sono guardata intorno e non riuscivo a credere ai miei occhi: immersa nell’acqua calda, circondata da neve e in compagnia di decine di scimmie… Della serie “Ma quando mi ricapita!”. Per fortuna l’entusiasmo di Clara mi ha riportata nuovamente al mondo reale.

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La cena viene servita alle 18 e ovviamente è necessario presentarsi al ristorante con gli abiti tradizionali che si trovano all’interno dell’armadio. La loro ritualità è qualcosa di veramente affascinante e la passione che mettono per spiegarla è davvero unica. La mattina seguente ci siamo svegliati con circa una ventina di cm di neve che ha significato continuare a vivere il nostro sogno magico.

Clara era letteralmente pazza di gioia. Ed è proprio quando vedi tua figlia in quel modo che capisci il senso di tutto questo: vivere in un mondo senza frontiere, questo è il nostro vero sogno.

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2 Responses to Il nostro itinerario Made in Japan tappa dopo tappa

  1. Chiara Spagnolo Rispondi

    13/03/2017 at 21:15

    Ciao Elena! Grazie per il diario sul Giappone! E’ bellissimo!!! Io e mio marito ci siamo stati nel 2009 in primavera e sognamo di portarci i nostri due bimbi di 3 e 7 anni l’anno prossimo!
    Volevo chiederti in che periodo siete andati voi e anche come ha reagito tua figlia alla visita a Hiroshima….la scorsa volta noi siamo andati e l’impatto è stato decisamente forte…usciti di lì l’unica cosa che siamo riusciti a fare è stato restare in silenzio….come hai spiegato il tutto alla tua bimba?
    Grazie se vorrai rispondermi
    Chiara

    • Elena Frosi Rispondi

      14/03/2017 at 11:21

      Ciao Chiara e grazie per il complimento!
      Noi siamo stati a Capodanno per esigenze di ferie obbligate ed è stato comunque affascinante nonostante il periodo della fioritura dei ciliegi resti sempre il mio preferito.
      Clara ha 5 anni quindi spiegarle cosa rappresentasse quel museo era secondo noi, un po’ troppo pesante: ci siamo concentrati maggiormente sulla spiegazione del perché la cupola fosse ancora in piedi ma abbiamo solo accennato la storia della bomba nucleare.
      L’interno del museo invece lo abbiamo visitato durante il suo riposo pomeridiano quindi lei non si è neanche accorta che fossimo entrati.
      A 7 anni però credo sia praticamente impossibile non spiegargli l’accaduto e la devastazione di quel luogo. Mi concentrerei su come l’essere umano decide di andare sempre avanti, nonostante tutto. Credo (opinione del tutto personale) che i bambini vadano comunque educati al positivo e penso che, anche disgrazie di questo genere, hanno del buono da raccontare:la rinascita di un paese.
      Grazie a te

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