I sensi di colpa dei genitori

La scorsa settimana uno dei miei figli stava provando a ritagliare una striscia di carta da un foglio: voleva costruire un braccialetto. Era talmente impegnato a tagliare la striscia quanto più diritta possibile che mi è venuto spontaneo provare ad aiutalo. “Faccio da solo” mi ha detto guardandomi diritto negli occhi.

Il giorno dopo ho letto un articolo su Atlantic Magazine che si intitolava: “Perché essere ossessionati dalla felicità dei nostri bambini può trasformarli in adulti infelici”. L’articolo esemplificava tutto ciò che rende la genitorialità un compito cosi difficile e spiegava perché molte mamme e molti papà spesso si sentono in colpa e vivono con mille dubbi. Sono d’accordo con la maggior parte delle cose scritte in quell’articolo: come genitori, abbiamo il dovere di sostenere i nostri figli e di motivarli, disciplinarli, ma anche di fare un passo indietro e lasciare che ce la facciano da soli, o che falliscano da soli. L’articolo faceva il tifo per una genitorialità autorevole, vale a dire rigorosa, amorevole e rispettosa del bambino in quanto individuo a se. Molti studi hanno dimostrato che bambini con genitori autorevoli tendono ad essere più felici, più estroversi, con meno problemi comportamentali e con un miglior rendimento scolastico e relazionale.

Ovviamente, partendo da questi presupposti e ripensando all’episodio della striscia di carta di mio figlio, mi sono sentita tristemente, inesorabilmente in colpa.

Può un genitore fare  troppo? Insomma, mi chiedo: è proprio vero che intervenire eccessivamente può rendere i nostri bambini insicuri? Convincerli che non riescono a farcela da soli? Credo di si. Per spiegare meglio il concetto, vi riporto un paragrafo dell’articolo in questione, che diceva: “…in breve, questi genitori sono sempre stati ” in sintonia “, come diciamo noi terapeuti; cioè hanno sempre guidato e sostenuto i loro figli attraverso tutte le prove e i problemi dell’infanzia. Essendo genitore anche io, mi sono sempre chiesto segretamente come queste mamme e questi papà fossero riusciti a fare tutto questo. Fino a quando, un giorno ho cominciato a chiedermi “e se invece avessero fatto troppo?”

Oh mio Dio! E se fossi anche io uno di questi genitori? Non è stato il messaggio che ha voluto mandarmi mio figlio, quando mi ha detto “faccio da solo”??!  Ed ecco che la mia ansia ha cominciato a raggiungere livelli allarmanti… L’articolo descriveva in maniera perfetta quei genitori che immediatamente vanno in soccorso dei loro bambini quando cadono, che li accompagnano per mano ovunque, che li aiutano nei compiti a casa, che li imboccano se non vogliono mangiare, che… Oh no! Il mio senso di colpa sta crescendo a dismisura… Io ce la metto tutta per essere una brava mamma e adesso un articolo mi dice che sto sbagliando tutto! Si, i bambini sono felici ora. Ma è solo uno stato temporaneo. Presto, cominceranno ad avere problemi perché li sto aiutando troppo! Però, riflettendoci bene, non sono proprio come quei genitori. Non gli do da bere se non mi chiedono per favore. E non raccolgo i giocattoli per loro, se non mettono tutto a posto. E non urlo orripilata se, mentre mangiano, si sporcano faccia, orecchie e capelli di sugo…

Insomma, a metà articolo cominciavo a sentirmi meglio… Fino a quando non sono arrivata alla fine. Ed eccolo di nuovo. Il senso di colpa. Ho sempre cercato di far felici i miei bimbi, di passare tanto tempo con loro e di essere un sostegno Insomma, ho sempre fatto tutto il possibile per loro. Tutto il tempo. E ora mi chiedo: ho fallito??

Dannata se lo fai, dannata se non lo fai.  Ah, l’essere genitori! Sbagli se sei troppo di supporto. E sbagli se non lo sei abbastanza. Alla fine, però, dopo aver fatto a pugni con l’articolo, mi sono accorta di aver imparato due cose importantissime:

1)      Prima di tutto, in un certo qual modo, il senso di colpa ed il dubbio fanno parte dell’essere bravi genitori. Se pensi continuamente a ciò che stai facendo, mettendolo in discussione, vuol dire che ci tieni a tal punto da provare a migliorarti sempre. Sicuramente è un approccio alquanto frustrante: chi potrà mai essere perfetto nei 20 anni e più in cui saremo chiamati ad educare i nostri figli? Però, è anche un approccio che aiuta noi genitori ed i nostri figli a crescere insieme. D’altra parte, bambini si nasce. Genitori si diventa….

2)      La seconda cosa che ho imparato è che quei famosi genitori “che fanno troppo” non sbagliano perché sono eccessivamente coinvolti, troppo affettuosi o iper-protettivi. Sbagliano perché il loro modo di essere genitori è condizionato dalle proprie esigenze piuttosto che dalle esigenze dei figli. Ciò di cui i bambini hanno bisogno è di imparare. E magari di sbagliare. Questo significa crescere. E significa anche che qualche volta, anzi spesso, la crescita può essere per loro dolorosa. Perchè li costringe a fare cose con cui non si sentono a proprio agio o che fanno fatica a fare. Di conseguenza, potrebbero talvolta soffrire o sentirsi frustrati perché i risultati che ottengono non sono proprio quelli che si aspettavano, o ancora essere arrabbiati con noi genitori perché li spingiamo verso l’autonomia … Ma questo significa crescere.

E se stiamo male nel vederli cosi, o – peggio – se ci sentiamo imbarazzati da risultati meno che perfetti in un compito o in un disegno…. Bè, ricordiamoci che l’obiettivo di un genitore non è far sentire bene il GENITORE . Il compito di un genitore è incoraggiare lo sviluppo del BAMBINO.

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