Lezione di fotografia: gli obiettivi

Nel precedente articolo abbiamo visto i sistemi fotografici più diffusi e abbiamo fatto una panoramica delle diverse tipologie di fotocamere. Qualcuno di voi ha già scelto la sua, che sia una compatta, una bridge, una mirrorless piuttosto che una reflex. Se è vero che le compatte e le bridge sono dotate di obiettivo non intercambiabile e che le seconde hanno un obiettivo zoom molto potente e capace di affrontare praticamente qualsiasi situazione di ripresa (non a caso sono dette anche “superzoom”), la scelta di una mirrorless o di una reflex non potrà prescindere dall’obiettivo che andremo a montarci, e questo è il motivo per cui ancora qualcuno di voi è scettico sulla scelta finale.

Avere un minimo di nozioni sulle caratteristiche di un obiettivo ci tornerà utile anche nel caso in cui abbiamo scelto una compatta. E allora entriamo subito nel vivo e vediamo che un obiettivo è sostanzialmente caratterizzato da due parametri: la lunghezza focale e l’apertura massima.

La lunghezza focale è la caratteristica più importante. Essa corrisponde alla distanza del punto di fuoco dal piano della pellicola/sensore e da essa dipende l’angolo di campo, ovvero tradotto in termini più semplici, l’ampiezza della scena inquadrata.

In base alla lunghezza focale gli obiettivi possono essere suddivisi in tre grandi famiglie: normali, grandangoli e teleobiettivi.

Si definisce normale un obiettivo il cui angolo di campo è simile a quello dell’occhio umano. Questa circostanza si verifica quando la lunghezza focale è uguale approssimativamente alla diagonale dell’elemento sensibile (diagonale del formato). Un obiettivo avente lunghezza focale minore di quella di un normale è detto grandangolo, mentre si definisce teleobiettivo un obiettivo avente lunghezza focale maggiore rispetto ad un normale.

Prendendo ad esempio la classica pellicola, o il sensore digitale di pari formato detto “full frame”, le dimensioni del fotogramma sono 24x36mm e la diagonale 43mm (per ilteorema di Pitagora ). Gli obiettivi normali avranno, per questo formato, una lunghezza focale uguale a 43mm.

In realtà, approssimando, si definisce obiettivo normale per una classica reflex, un obiettivo la cui lunghezza focale è nell’intorno dei 50mm. Il grandangolo è un obiettivo con focale minore; mentre si definisce teleobiettivo se la focale è superiore ai 50mm.

Ad onor del vero, la suddivisione tra le tre famiglie non è così netta, ma piuttosto esiste una suddivisione sfumata e parzialmente sovrapposta tra una categoria ed un’altra. Quindi è più corretto definire normale un obiettivo avente focale tra 35mm e 60mm, grandangolo se la focale è minore di 35mm, teleobiettivo se la focale è maggiore di 60mm. Nel caso di una reflex APS-C, il cui sensore misura circa 15x24mm, un obiettivo normale avrà focale nell’intorno dei 35mm che appunto corrisponde approssimativamente alla diagonale del formato APS-C.

Una conseguenza diretta del diverso angolo di campo che distingue un grandangolo da un normale o da un teleobiettivo, è il diverso ingrandimento che ciascun obiettivo è in grado di riprodurre. Se ad un grandangolo corrisponde un ampio angolo di campo e quindi un modesto ingrandimento, un teleobiettivo, con il suo piccolo angolo di campo, consentirà di ottenere un ingrandimento del soggetto. Avete mai provato a guardare attraverso il tubo di un rotolo di carta igienica? Bene, il concetto dell’ ingrandimento come conseguenza del ridotto angolo di campo è più o meno lo stesso.

Gli obiettivi, poi, possono avere una lunghezza focale fissa oppure possono offrire una regolazione della focale all’interno di un determinato range. I primi sono detti appunto obiettivi fissi, gli altri sono i ben noti zoom. Gli zoom sono individuati da due numeri separati da un trattino che corrispondono agli estremi del range di focali utilizzabili. Uno zoom 24-70, ad esempio, è un obiettivo la cui lunghezza focale può essere variata in modo continuo tra 24mm e 70mm. Esso copre, sul formato full frame, tutto il range dei normali estendendosi verso il campo del grandangolo e verso quello del moderato tele.

L’altra importante caratteristica di un obiettivo è, come detto, l’apertura massima. Essa esprime in pratica la luminosità dell’obiettivo stesso. L’apertura è espressa mediante un numero preceduto dalla scritta “f/” corrispondente al rapporto tra la lunghezza focale ed il diametro del diaframma dell’obiettivo,ovvero il diametro del fascio luminoso che attraversa l’obiettivo stesso. Maggiore è la luminosità, cioè il diametro del fascio luminoso, più piccolo è il numero che esprime l’apertura. I numeri utilizzati sono tipicamente 1,4 – 2 – 2,8 – 4 – 5,6 – 8 – 11 – 16 – 22 – 32.

credits: Roberto Santoro

Questi numeri, che possono sembrare piuttosto strani, si ottengono ciascuno dal precedente moltiplicandolo per 1,4 e il motivo di tale numerazione è presto detto. Schematizzando un obiettivo come un’unica lente, per far entrare una quantità di luce doppia, a parità di lunghezza focale, dovremo raddoppiare l’area della lente e per far ciò dovremo ingrandire la lente di 1,4 volte (il motivo risiede nella formula per il calcolo dell’area di un cerchio). In definitiva, accanto alla lunghezza focale espressa in mm, un obiettivo riporterà sempre l’apertura massima preceduta da f/. Ad esempio un 50mm f/1,4 (o più brevemente un 50/1,4) è un obiettivo normale sul formato full-frame con una luminosità elevata. Ovviamente una luminosità elevata richiede lenti di grande diametro le quali sono molto pesanti e costose.

Dalla massima apertura di un obiettivo consegue anche un’altra caratteristica importante che è la profondità di campo. Questa è l’estensione della zona nitida dietro e oltre il soggetto. In poche parole maggiore è la luminosità, minore è la profondità di campo e quindi maggiore è la capacità dell’obiettivo di sfocare, ad esempio, lo sfondo e di staccarlo dal soggetto. Ma questo lo vedremo meglio in seguito.

Inoltre mentre la lunghezza focale assume, come visto, significato diverso a seconda del formato del sensore, la luminosità è sempre la stessa qualunque sia la fotocamera su cui l’obiettivo è montato. Tornando al 50/1,4 quello che su full-frame è un normale luminoso, su una APS-C diventa un medio tele luminoso. La luminosità di uno zoom può essere costante, quando resta invariata al variare della lunghezza focale, oppure può variare in funzione della focale stessa. Nel secondo caso, analogamente alla focale, la luminosità dell’obiettivo sarà denotata con due cifre, dove la prima è la luminosità alla focale minima e la seconda è la luminosità alla massima focale.

Ad esempio la denominazione 24-60mm f/2.8 ci dice che ci troviamo di fronte ad un obiettivo la cui lunghezza focale può essere variata con continuità tra 24mm e 60mm e che la luminosità massima è costante lungo tutto il range focale ed è uguale a f/2,8.

credits: Roberto Santoro

La denominazione 18-105/3.5-5.6 ci indica invece un obiettivo la cui lunghezza focale può variare con continuità tra 18mm e 105mm e che la sua apertura massima è pari a f/3,5 alla focale di 18mm e f/5,6 alla focale di 105mm.

credits: Roberto Santoro

Un’altra caratteristica importantissima di un obiettivo è l’eventuale presenza dello stabilizzatore.

credits: Roberto Santoro

Lo stabilizzatore, nato in tempi relativamente recenti, è costituito da un dispositivo capace di “sentire” le vibrazioni indotte dal nostro corpo e di “correggere” il percorso ottico, agendo su alcune lenti dell’obiettivo che presentano un certo grado di libertà di movimento, stabilizzando di fatto l’immagine sia all’atto dell’inquadratura sia nel momento dello scatto. Lo stabilizzatore è una caratteristica particolarmente importante quando si utilizza un teleobiettivo. Una regola empirica, molto nota ai fotografi anche meno esperti, vuole che, a garanzia di uno scatto nitido effettuato a mano libera (cioè senza l’ausilio di un treppiede), il tempo di scatto deve essere pari al reciproco della focale utilizzata.

Quindi se stiamo usando un 50mm, il tempo di sicurezza sarà 1/50s. A questo punto è chiaro che maggiore è la lunghezza focale più breve sarà il tempo di sicurezza. Un potente 500mm usato a mano libera richiederà un tempo di 1/500s. E’ evidente che non sempre le condizioni di luce permettono di usare tempi rapidi e ciò si traduce in un rischio elevato di ottenere una foto mossa o comunque affetta da un micromosso che comporta una caduta della nitidezza dell’immagine. Ecco che in questo ci aiuta lo stabilizzatore permettendoci di utilizzare tempi più lunghi anche di ben tre o quattro volte. Ciò significa che il teleobiettivo di cui prima, grazie allo stabilizzatore, potrà essere utilizzato a mano libera con un tempo di 1/60s o anche più lungo.

Ma insomma, alla fine, con quali obiettivi dobbiamo comprare la nostra nuova reflex? Il mio consiglio è quello di rifarsi al classico corredo che quasi ogni fotoamatore aveva fino ad alcuni anni fa, prima dell’avvento del digitale): uno zoom capace di coprire il range dal moderato grandangolo da 28mm al medio tele 80mm, passando per il normale 50mm.

Se abbiamo scelto una reflex APS-C (come la maggior parte delle reflex non professionali) la nostra scelta ricadrà su uno zoom 18-55mm perché dobbiamo tener conto del fattore di crop, ovvero del fattore di moltiplicazione per avere l’equivalenza con il formato 35mm o full-frame. Ricordate che un 35mm su APS-C corrisponde al 50mm su full-frame? (35 per 1.5 = 50 circa). 1.5 è appunto il fattore crop delle APS-C. Pertanto un 18-55mm su APS-C corrisponde ad un 28-80mm nel formato 35mm o “full-frame”.

Per quanto riguarda luminosità e stabilizzatore posso solo dire che maggiore è la prima meglio è (ma qui aumentano i costi), mentre il secondo è fortemente consigliato nel caso di focali lunghe (teleobiettivi). Successivamente all’obiettivo base potremo affiancare un grandangolo spinto nel range 15- 30mm se siamo amanti dei paesaggi (10-20 su APS-C) o uno zoom tele nel range 70-300mm (55-200 su APS- C) se amiamo fotografare animali selvatici (come il sottoscritto), o più in generale se siamo amanti dei particolari lontani.

Tuttavia a questa classica configurazione mi sento spesso di preferire uno zoom “base” di maggiore estensione focale, tipo 18-105 su APS-C (corrispondente ad un 28-150mm) ed eventualmente uno zoom tele potente come un 70-300mm. A mio avviso questa configurazione è allo stesso tempo versatile e capace di ricoprire un range di focali particolarmente esteso senza obbligarci a cambiare ottica troppo spesso.

Concludo ricordando che ogni marca di fotocamera ha il suo attacco e pertanto dobbiamo essere sicuri, quando procediamo all’acquisto di una nuova ottica, che questa sia pienamente compatibile con la fotocamera utilizzata. Alla prossima e…buona luce!

credits: Roberto Santoro

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8 Responses to Lezione di fotografia: gli obiettivi

  1. viaggiebaci Rispondi

    29/11/2012 at 22:49

    Cavoli maestro, qui le cose si fanno sempre più complicate …
    Te lo ricordi che siamo delle analfabete, vero???
    Per fortuna che la prof di tecnica alle medie ci aveva già spiegato molte cose, altrimenti avrei proprio fatto fatica a seguirti …
    O forse sono solo troppo stanca! Ma non potevo perdermi l’appuntamento
    Ora vado a nanna …

  2. Lali Rispondi

    30/11/2012 at 01:00

    uhh…mi associo alla signora facchini, urge riposare e ripassare a studiare con calma!!!

  3. Tiziana Rispondi

    01/12/2012 at 22:44

    wow si si ripassare più e più volte, questa è tosta!

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