Esplorando Mikael Strandberg in 10 domande


Ci sono persone che ti tengono con i piedi ben piantati per terra. E altre che semplicemente ti fanno sognare, ti fanno volare anche se resti immobile. Mikael Strandberg appartiene senza ombra di dubbio al secondo gruppo. Svedese, 50 anni, sposato “alla donna più fantastica del pianeta” (così ama definire sua moglie) e padre orgogliosissimo di Eva, una bimba di 19 mesi che ha già visitato 9 diversi Stati! Non c’è dubbio che la piccola stia già seguendo le orme del padre!

Mikael, infatti, è stato definito il Miglior Esploratore contemporaneo del pianeta dal British Explorers Club ed Explorer Hero dal National Geographic nel 2002. Forse perché è stato in oltre 112 paesi, dormito in tenda per più di 2.500 notti, pedalato per oltre 160.000 km, dal Cile all’Alaska, dalla Norvegia al Sud Africa, dalla Nuova Zelanda al Cairo. O forse perché, a cavallo, ha attraversato la Patagonia; a piedi, la terra dei Masai; a cammello, lo Yemen. O forse perché sua è una delle spedizioni più fredde nella storia delle esplorazioni: quella del fiume Kolyma, in Siberia – 3.500 km in canoa e con gli sci, a temperature inferiori ai -58 gradi.

O forse, più probabilmente, perché il miglior esploratore è colui che esplora in ogni momento della sua vita, non solo quando è in viaggio. E’ qualcuno capace di accettare il fatto che gioie e dolori appartengono in egual misura all’essere umano, perché entrambi ti dicono che sei vivo. E Mikael Stranberg ha sempre vissuto in nome di questa grande verità. A 7 anni l’hanno recuperato mentre penzolava dalla balaustra di una nave. E quando gli hanno chiesto perché volesse uccidersi (così avevano interpretato il suo gesto), Mikael ha risposto: “dovevo vedere cosa c’è al di là del mare”.

L’ho “incontrato” per caso sul Web. In realtà ho incontrato una foto che ritrae sua figlia in Yakutia, a 40 gradi sotto zero (N.B.: la Repubblica di Yakutia, in Siberia, è l’area con l’inverno più rigido dell’intero emisfero boreale ed il luogo con le temperature medie invernali più basse del pianeta, dopo l’Antartide). Sono rimasta letteralmente affascinata da quel piccolo volto, dalla determinazione di quello sguardo. E forse ho visto me stessa riflessa in quello sguardo. Allora ho cercato Mikael su Facebook e gli ho proposto questa intervista. Semplicemente guardando quella foto, ho sentito che quest’uomo poteva condividere con noi una visione. Un modo di vivere la vita che ogni persona sulla terra dovrebbe provare almeno una volta.

E’ con immenso piacere, dunque, e con infinita riconoscenza che vi presento…  Mikael Strandberg.

1) Mike, ho letto tutto d’un fiato ciò che scrivi di te sul tuo sito. Una vita impressionante. Hai visto il mondo, incontrato persone, vissuto un’esistenza davvero piena. In una frase, chi è Mikael Strandberg?

Semplicemente un essere umano che vive ogni giorno come se fosse l’ultimo e che ama sua figlia e sua moglie più di ogni altra cosa!!

2) Cosa significa viaggiare per te?

Devo viaggiare per sentirmi vivo, per sentirmi apprezzato, per capire, per avere prospettiva e sentire che ogni volta aggiungo un pezzetto in più al puzzle che è la vita. Appena arrivo all’aeroporto, mi sento “elevato”!

3) Il posto che porterai sempre nel cuore?

Il fiume Kolyma in Siberia*.

4) E quello che ancora non hai visto ma che di sicuro vedrai?

La Groenlandia.

5) Secondo te, perché è importante che le famiglie viaggino con i propri bambini?

Quando abbiamo cominciato a viaggiare con Eva, lei aveva solo due mesi. Siamo andati a Segovia (Spagna) e subito abbiamo capito che, al contrario di quando si viaggia senza figli, ti vengono aperte tantissime porte grazie a loro. Porte sulla vita della gente. La maggior parte delle persone adora i bambini e diventano subito più ospitali e gentili. Eva è stata in 9 paesi diversi fino ad ora e lo stesso è successo in ognuno di questi paesi. Porte aperte. Lo Yemen per esempio: quando abbiamo trascorso li 3 mesi, abbiamo subito notato quanto bene le persone reagissero a lei.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=VJEHaE6djpY]

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=npFYRdmd-VA]

E Pamela, mia moglie, ha fatto il suo Master li, un Master sulle donne islamiche, ed è riuscito a farlo grazie ad Eva. Grazie a nostra figlia, è riuscita ad entrare nella vita di quelle donne. E per quanto riguarda Eva, lei cresce, acquisisce conoscenze, fiducia ed impara ad amare le persone, a diventare meno timida. Quando siamo tornati dallo Yemen, all’asilo ci hanno detto che hanno ritrovato una bambina completamente diversa. Prima di questo viaggio era molto silenziosa, e aveva paura dei bimbi più grandi. Ma dopo lo Yemen, dove ha vissuto una vita più dura e sentito i mortai che esplodevano, è diventata molto più indipendente, forte ed ora dice la sua anche ai ragazzini più grandi! Sta diventando una bambina molto speciale, anche se si comporta più da maschiaccio che da bambina…

6)  Eva ha solo 19 mesi ma ha già visitato 9 paesi diversi. A che età ha cominciato a viaggiare e dove siete stati?

Come dicevo prima, ha fatto il suo primo viaggio a 2 mesi. Con lei, siamo stati in Spagna, Polonia, Danimarca, Inghilterra, Irlanda, Dubai, Yemen, Russia e Turchia.

7) Quando parli di tua figlia, dici che è un miracolo. Forse perché rappresenta il tuo vero viaggio, quello che in qualche modo finalmente ti ha riportato a “casa”?

Bè, il principale scopo dei miei viaggi è comprendere il significato della vita. Ma, durante le mie prime esplorazioni, sentivo che c’era un enorme vuoto da colmare, qualcosa che mi impediva di raggiungere questo obiettivo. Solo più tardi ho capito che il vero ostacolo era proprio la mia incapacità di avvicinarmi ai bambini: non mi sentivo a mio agio con loro e non capivo il significato di “famiglia”. Ora che ho una figlia e un altro bimbo in arrivo, una moglie meravigliosa (che ho incontrato nello Yemen quando ero stufo della vita e convinto che non avrei mai avuto figli, anche se erano sempre stati un mio sogno… un paio di mesi più tardi, ho scoperto che lei era incinta e per me è iniziato il viaggio più importante di tutti…), e la famiglia domina completamente la mia esistenza – solo ora, ho capito che avere figli e tutto ciò che ne deriva gioca un ruolo fondamentale nella comprensione del significato della vita. Amore profondo (l’amore per i propri figli è talmente forte che può essere capito solo quando li hai), più preoccupazioni, maggiori responsabilità ma anche maggiori opportunità, tanto divertimento e anche tanta disperazione, tutto in uno! Eva rappresenta senza dubbio una parte fondamentale del viaggio. Non sai mai cosa può accadere nella vita. Da un momento all’altro tutto può cambiare e, quando questo succede, impari a riorganizzare la tua esistenza.

8) Se ci fosse una sola lezione che potresti insegnare a tua figlia, quale sarebbe?

Just go for it, girl! Cioè, afferra le tue opportunità, la vita è troppo breve per non viverla al massimo.

9) In 20 anni, Eva sarà…

Una persona che chiede consigli a suo padre su come diventare la prima donna e il primo essere umano nella storia a circumnavigare con le renne l’intera regione polare!

10) E in 20 anni, Mike sarà…

Un papà che sta dando a sua figlia consigli su come diventare la prima donna e il primo essere umano nella storia a circumnavigare con le renne l’intera regione polare! E che le sta chiedendo di non dimenticarsi di prendersi cura di suo padre!

Grazie Mikael. Grazie per aver condiviso con noi la tua visione. E chissà che un giorno non ci incontreremo dal vivo, magari durante una tua spedizione.  Rigorosamente per famiglie, ovviamente. Let’s go for it!

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Se vuoi sapere di più su Mikael , dai un’occhiata qui:

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12 Responses to Esplorando Mikael Strandberg in 10 domande

  1. silviaceriegi Rispondi

    12/03/2012 at 08:28

    quest’uomo è un mito!! non lo conoscevo…la sua bimba è bellissima, i suoi occhi fanno vedere tutti i post in cui è stata…grazie Vale di questa intervista…altro che mamme viaggiatrici…questo è un babbo esploratore 9.0…

    • The Family Company Rispondi

      12/03/2012 at 08:37

      Devo dire Silvia che io mi sono emozionata ad intervistarlo. E’ stato davvero un onore. Vedere cosa fa e perché lo fa è stato per me un grosso spunto di riflessione. Se sua figlia di 19 mesi può andare in Siberia o nello Yemen, allora possiamo farlo anche noi. Magari in Siberia no… (non ancora almeno), però quante avventure ci precludiamo perché abbiamo paura che sia pericoloso o perché non siamo abbastanza curiosi…

  2. un’intervista bellissima! La frase più bella è quella relativa ai viaggi con la figia, che gli hanno aperto “Porte sulla vita della gente”. Un vero viaggiatore…

    • The Family Company Rispondi

      12/03/2012 at 13:29

      Grazie Monica!! E’ vero, un viaggio ti apre sempre mille porte sul mondo. Ma viaggiare con i bambini riesce a farti arrivare dove da solo non potresti arrivare mai…

  3. Lali Rispondi

    12/03/2012 at 14:55

    ragazze, io ero la prima ad avere paura di avere un bimbo…e mi sono ritrovata nelle sue parole!! Vale, complimenti sei stata davvero mitica ad intervistarlo!!! Bravissima!!! Hai centrato l’obiettivo del nostro Circolo!!! Quante cose da imparare..e i migliori amesri sono proprio i nostri cuccioli!!!

    • The Family Company Rispondi

      12/03/2012 at 16:35

      Ale, grazie. Io mi sono emozionata molto nel fare questa intervista e spero davvero che chi la legge provi le stesse cose che ho provato io.

  4. Viaggi e Baci Rispondi

    12/03/2012 at 16:36

    Bellissima sorpresa e in quante risposte mi ritrovo …
    Soprattutto nell’idea che grazie ai nostri figli riusciamo a cogliere in ogni luogo qualcosa che prima ci era precluso!

    • The Family Company Rispondi

      12/03/2012 at 16:44

      Grazie Monica. Anche io mi sono ritrovata in molte risposte. Ma, soprattutto, condividere la sua visione del mondo mi ha fatto ricordare che c’è ancora tanto da scoprire e che se vogliamo ottenere qualcosa, dobbiamo almeno provarci!

  5. Tiziana Rispondi

    12/03/2012 at 16:47

    E’ il viaggiatore “non tipo” da invidiare. Bellissima intervista. Ti ringrazio per avercelo presentato.

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