Molise con i bambini, tra laghi, alberghi diffusi e storia

La domenica mattina del nostro ultimo giorno in Molise, mi sveglio nella pace del B&B “La Sorgente”, dove ho alloggiato. Per ben due notti ho goduto del silenzio e della tranquillità, cosa a cui non sono più abituata e che apprezzo non poco. Grazie, Molise mio.

Il B&B "La Sorgente" e il panorama intorno

Il B&B “La Sorgente” e il panorama intorno

Dopo aver visitato Termoli il primo giorno e aver dedicato la seconda giornata all’entroterra molisano, oggi inizieremo la nostra visita dal Lago di Castel San Vincenzo. Sono contenta. Questa era un’altra tappa che mi mancava nel mio viaggio personale in Molise. Ebbene sì, non ci sono mai stata e sono ben lieta di aver avuto modo di vedere questa meraviglia.

Il Lago di Castel San Vincenzo

Il Lago di Castel San Vincenzo

La montagna che si specchia nel lago è sempre un bel vedere, crea un’armonia tutta sua che abbiamo la fortuna di ammirare e apprezzare. Il senso di pace persiste dentro di me. Scopro che si tratta di un invaso artificiale realizzato alla fine degli anni cinquanta. Non si direbbe, proprio in virtù di quell’armonia di cui parlavo prima che dà l’impressione di un qualcosa che stia lì in quel modo da sempre. Ci sono delle persone che pescano in religioso silenzio, cerchiamo di non dare troppo fastidio. Tempo di fare qualche foto e poi si riparte. Destinazione Abbazia di San Vincenzo al Volturno.

Abbazia di San Vincenzo al Volturno

Abbazia di San Vincenzo al Volturno

L’Abbazia di San Vincenzo al Volturno è un’abbazia benedettina che si trova nel territorio di due comuni: Rocchetta a Volturno a San Vincenzo al Volturno. Anche questo posto non ero ancora riuscita a visitarlo e ne resto piacevolmente colpita. La storia legata a quest’area è ricca e interessante. Tra gli scavi archeologici e il museo, c’è la montagna sullo sfondo a fare da cornice a uno scenario suggestivo nella sua semplicità. C’è silenzio tutto intorno ed è un po’ quello che caratterizza questa regione. Nascosta, sconosciuta, mite. Chi vuole conoscerla deve addentrarsi tra le sue strade, perdersi quasi inevitabilmente e poi stupirsi trovandosi di fronte qualcosa di inaspettato.

È tempo di rimettersi in marcia. Ci aspetta un paesino piccolo piccolo, un borgo di appena 351 abitanti: Castel del Giudice. Avete presente un gioiellino tirato a lucido? Ecco, quello è Castel del Giudice.

Castel Del Giudice

Castel del Giudice

Come spesso capita per i piccoli borghi, il rischio di spopolamento e del successivo abbandono totale è altissimo. Allora cosa fare per evitarlo? Puntare sul concetto di albergo diffuso e allargarlo all’intero paese. E così eccolo qui, un paese che si muove nella stessa direzione e con lo stesso obiettivo: fare turismo sostenibile continuando a essere ciò che si è. Ne resto piacevolmente colpita. Questo posto offre la tranquillità del borgo di montagna, la bontà dei prodotti locali genuini e biologici, come le mele e il tartufo, e l’accoglienza della sua gente. Se poi desiderate sciare, a pochi chilometri troverete Capracotta che, con i suoi 1421 metri sul livello del mare, è il secondo comune più alto degli Appennini.

Borgo Tufi – l’albergo diffuso di Castel del Giudice – e il succo di mele biologiche locale

Lascio Castel Del Giudice con un sorriso, per aver ritrovato un clima familiare nella semplicità della sua gente che è difficile spiegare. L’ultima tappa del nostro blog tour ci aspetta e sarà Sepino.

L’area archeologica dell’antica città romana di Saepinum è un luogo che avrò visitato non so quante volte. Si tratta di una di quelle gite fuori porta immancabili fin dalle scuole elementari. La particolarità di girare tra le rovine – i cui scavi hanno avuto inizio negli anni 50 – è che si ha sempre l’impressione di una città ancora viva. In tutti i sensi. Non è rarissimo incontrare persino le pecore pascolare nel foro, in un quadro unico di armonia tra passato e presente. E benvenuti in Molise, della serie.

Sepino: i resti della basilica e il teatro

Sepino: i resti della basilica e il teatro

In precedenza Saepinum si chiamava Saipins ed era abitata dai sanniti. Il territorio venne conquistato dai romani con la terza guerra sannitica. All’interno della città, delineata dalle quattro porte – porta Bojano, porta Benevento, porta Terravecchia, porta Tammaro -, si ritrovano i resti ben conservati del teatro e varie testimonianze della città, tra cui la basilica, le terme, la necropoli, il tempio e le fontane. Sepino è un piccolo gioiellino con tanto da raccontare, l’ennesima piccola perla di un territorio che fatica a farsi scoprire.

Sepino2

Sepino: le terme, porta Bojano e la panoramica sull’antica città

Il weekend finisce così tra queste splendide testimonianze del passato e si torna a Termoli per i saluti. Doverosi i ringraziamenti verso chi ha reso possibile tutto questo: Bertrando Di Renzo, Giuseppe e Nicola di moli.se e, naturalmente, la “padrona di casa” Valentina che ringrazio anche qui per avermi permesso di vivere la mia terra nell’insolita veste di turista. A tutti, grazie e arrivederci dalla regione che non esiste.

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