Il viaggio della memoria. Per non dimenticare.

Il  27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa liberano il campo di sterminio di Auschwitz e scoprono l’orrore svelando al mondo le stragi del genocidio nazista. Dal 2000, la repubblica Italiana riconosce questa data come Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah, ovvero lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte. E per ricordare anche coloro che coraggiosamente si sono opposti allo sterminio e, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite.

In questo blog si parla di viaggi. Viaggi in famiglia, affinché i bambini crescano attraverso la scoperta del mondo e siano arricchiti dalla bellezza del diverso da sé. Sono viaggi che portano felicità. Eppure, è esistito un viaggio cominciato tra urla strazianti, pianti disperati, valigie riempite di fretta, corpi ammassati in treni merci e portati verso la morte. E’ esistito un tempo in cui bambini, uguali ai nostri, improvvisamente venivano costretti a partire con nient’altro che il loro terrore, verso una destinazione che non conoscevano, e non facevano ritorno a casa, mai più. E’ esistito un tempo in cui milioni di persone sono state bruciate in quei campi di concentramento, milioni di persone sono state private del sole, del pane, della dignità. Che pure è di tutti. Che meritano tutti.

Isolamento, diversità come inferiorità, intolleranza, crudeltà. Il viaggio improvvisamente diventa tutt’altro. Per questo, voglio che i miei figli sappiano. Sapere, non dimenticare è un dovere verso tutti quei bambini, tutte quelle mamme e quei papà che sono morti nei campi di sterminio. Ed è un dovere verso le generazioni future, affinché ciò non accada più. E’ un dovere verso il tempo che passa, ma che pur resta a ricordarci le colpe. Se non le nostre, di chi c’era per noi. Le colpe di aver permesso che ciò accadesse. Le colpe di aver finto per anni che non fosse mai successo.

E, se non ricordiamo, ci macchiamo delle stesse colpe. Certo, non è facile spiegare la Shoah ai bambini. Ci si sente sopraffatti, non si sa bene come descrivere le dimensioni della tragedia, l’enormità delle cifre e l’abisso fino al quale l’animo umano può spingersi. Ci si chiede come poterli coinvolgere senza traumatizzarli; come trovare le parole giuste, come descrivere una crudeltà che fa male solo a pensarci.

Non è facile, ma è importante farlo. Senza scorciatoie o tentennamenti. Affinché capiscano il valore delle cose, il valore della libertà, il significato del dolore, della scelta consapevole, della tolleranza, dell’integrità e del coraggio. Affinché un giorno siano cittadini consapevoli, liberi di scegliere, discernere e capaci di ribellarsi alla “banalità del Male”, come la definiva Hannah Arendt.

E’ importante farlo, per non dimenticare. Perché  “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre” (Primo Levi).

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