Crociera nei fiordi a bordo del Postale: Bodo, Tromso e Capo Nord

Continua il racconto della nostra crociera a bordo del Postale Hurtigruten, verso il Nord della Norvegia.

Dopo qualche giorno trascorso a Bergen (dove abbiamo fatto base e da dove è salpato il postale; a questo link consigli e suggerimenti su cosa fare e cosa vedere con bambini in questa graziosa cittadina) e dopo le prime tappe della crociera (che trovate a questo link), è la volta di Bodo, Tromso e Honnigsvaeg con la suggestione di Capo Nord.

Bodo tappa crociera fiordi postale 

Lasciata Trondheim, abbiamo navigato in notturna e – alle 7 del mattino – ecco la voce del capitano annunciare dall’altoparlante che stiamo passando la linea del circolo polare artico: che emozione! Giusto il tempo di fare qualche foto dal ponte e fare colazione e siamo in vista della prossima meta: Bodo.

La città di Bodo. Foto Carl Erik Nyvold

La città di Bodo. Foto Carl Erik Nyvold

Bodo è una città moderna, con un bel porto da dove partire per escursioni in barca oppure in gommone verso il Saltstream, ovvero un potente gorgo attorno cui si procede velocissimi per non essere risucchiati (la forza del mulinello d’acqua dipende dalle ore e dalle giornate così come la sua larghezza, ma comunque non è pericoloso). Diversi anche i percorsi da fare a piedi o in bicicletta.

Il gorgo di Bodo. Foto Ernst Furuhatt (www.nordnorge.com)

Il gorgo di Bodo. Foto Ernst Furuhatt (www.nordnorge.com)

A Bodo la nostra nave ha fatto una sosta di  appena due ore e mezza. Ci siamo diretti verso la periferia, dove si trova il grande centro balneare coperto Spektrum, paradiso di bambini e adulti. Con piscine, giochi d’acqua, persino una parete di arrampicata per ragazzi da dove poi tuffarsi… Aperto tutto l’anno è naturalmente un punto di ritrovo molto frequentato.

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Sempre in periferia si trova il Brattene Activuty Park, un ampio spazio dedicato alle famiglie. Molto frequentato i fine settimana,  ma non solo, è gestito da alcune associazioni sportive che propongono attività autogestite. Qui è possibile giocare su di un antico veliero (foto sotto), sfidarsi con il freesbee, fare partite di calcio, basket, pallavolo, oppure  fare arrampicata sportiva e imparare le regole della circolazione stradale facendo pratica su di un apposito percorso per automobiline.

L’ingresso è gratuito, così come il noleggio delle attrezzature sportive, ma è richiesto un contribuito per il mantenimento dell’area.

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L’attrazione più amata di questa città norvegese è il Museo Nazionale dell’aviazione Norvegese, che affascina grandi e piccini con decine e decine di aerei – velivoli che hanno fatto la storia nei cieli. Il museo è interattivo, grazie ad una serie di video multimediali, simulatori e varie attività e laboratori in programma tutti i giorni. A nostro figlio è piaciuto molto anche salire sulla torre di controllo (era quella dell’aeroporto di Bodo che – quando è stato rimodernato – è stata messa “ in pensione”) da dove, tra l’altro, si gode un bel panorama sull’agglomerato urbano.

L sala rincipale del Museo Nazionale dell'aviazione norvegese. Foto Roberto Savioli

L sala rincipale del Museo Nazionale dell’aviazione norvegese. Foto Roberto Savioli

Il fiore all’occhiello del museo, però, è la Newton Flight Academy www.newtonflightacademy – appena inaugurata lo scorso giugno. Unica in Europa, propone classi per imparare tutto sul volo. Lezioni teoriche e soprattutto pratiche, con tre simulatori di volo. Dopo aver imparato le nozioni indispensabili sull’aerodinamica, sulle condizioni atmosferiche, sulla meccanica degli aerei e sugli strumenti di navigazione, si passa alla pratica vera e propria. Prima facendo simulazioni a video e poi all’interno dei tre simulatori disponibili (occorre avere almeno 12 anni per poter fare questa pratica). In genere basta una mezz’ora, con l’istruttore al fianco, per apprendere i segreti del decollo, del volo e dell’atterraggio. Un’esperienza unica.

Due bambini si esercitano alla Newton flight Academy. Foto Roberto Savioli

Due bambini si esercitano alla Newton flight Academy. Foto Roberto Savioli

Abbiamo sperimentato il volo su un Cessna 172 a due posti (gli altri due apparecchi simulano il volo con un Mooney Bravo e con un Beechcraft Baron G58). Una volta allacciate le cinture, sistemata la posizione dei sedili per arrivare bene ai pedali e accesi i motori nel giro di pochi minuti eravamo in cielo!

Foto Visitnorway.no

Foto Visitnorway.no

L’apparecchio di simulazione è incredibile perché si ha proprio la sensazione di stare all’interno del piccolo aereo. Bisogna curare il monitor con indicata la velocità, l’altezza da terra, la potenza del motore e tutti i comandi necessari per pilotare. All’inizio si è sopraffatti e spaventati, ma l’istruttore riesce a far sembrare tutto facile e piano piano, volando, si acquista maggiore dimestichezza. E si gode la vista privilegiata città e della campagna.

Giovani skateboarder. Foto Terje Rakke (www.nordnorge.com)

Giovani skateboarder. Foto Terje Rakke (www.nordnorge.com)

Il tempo, al solito, ci è stato tiranno e siamo dovuti ripartire con il nostro Postale. La sera siamo sbarcati a Svolvaer, principale centro delle isole Lofotenen: poco più di un’ora, per fare un breve giro del porto e del centro cittadino. E godere comunque della meravigliosa luce locale.

Un ragazzino gioca con un lancia arpioni utilizzato nella caccia alle balene davanti al Museo Polare. Foto Roberto Savioli

Un ragazzino gioca con un lancia arpioni utilizzato nella caccia alle balene davanti al Museo Polare. Foto Roberto Savioli

Tromso terza tappa crociera fiordi postale

Quindi di nuovo a bordo, sedici ore e cinque scali dopo eccoci a Tromso, dove le ore a nostra disposizione per andare alla scoperta del posto sono state ben quattro (insufficienti però per visitare le tante attrazioni esistenti). Dovendo scegliere abbiamo deciso di fare un giro in centro e quindi andare al Museo Polare, alla Cattedrale Artica, di salire con la funicolare sul Monte Fjell e terminare con il Centro Polaria.

Nel centro di TRomso vi sono numerose sculture che rappresentano animali. Foto Roberto Savioli

Nel centro di TRomso vi sono numerose sculture che rappresentano animali. Foto Roberto Savioli

Tromso ci è piaciuta subito. Favoriti dalla calda giornata estiva c’erano tante mamme con bambini seduti nel parchetto davanti alla chiesa luterana, tanti giovani seduti fuori dai bar, tante persone che passeggiavano sulla via principale e pedonale e anche lungo il molo. L’atmosfera era serena e rilassata. Si respirava aria di vacanza insomma.

Un cacciatore con una renna al Museo Polare. Foto Roberto Savioli

Un cacciatore con una renna al Museo Polare. Foto Roberto Savioli

Davanti al Museo Polare, c’è la statua che rappresenta il volto dell’esploratore Roald Amudsen che raggiunse il Polo Sud il 14 dicembre del 1911. Il Museo racconta, in 10 sale, la caccia nell’Artico, gli animali che qui vivono e come venivano cacciati (foche, renne, orso bianco, trichechi, etc) e le spedizioni verso l‘artico. A nostri figlio si è mostrato molto interessato soprattutto alla vita e alle gesta di quei primi esploratori.

Foto Frithjof Fure- Visitnorway

Foto Frithjof Fure- Visitnorway

La funivia, rinnovata quest’anno, si trova sulla terraferma (Tromso invece è sull’isola omonima, collegata da un tunnel sottomarino e da un ponte). In sei minuti porta a quota 420 metri. Dall’alto il panorama è davvero meraviglioso. Abbiamo così potuto vedere, almeno da lontano, i posti dove andare fermandosi almeno una giornata o due: Il Giardino Botanico, il Museo della scienza, il Museo di Tromso e anche un Centro dove allevano husky per trainare slitte a ruote in estate e con i pattini in inverno.

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Foto VisitNorway

Nel tardo pomeriggio, molti giovani salgono sul Monte Fjell a piedi percorrendo un ripido sentiero e quindi proseguono la camminata o la corsa in quota.
All’arrivo della funicolare c’è un piccolo parco giochi, ma i bambini si divertono soprattutto a correre e andare in mountain bike. Gli adulti invece si lanciano con il parapendio poiché le correnti ascensionali sono particolarmente favorevoli.

Una volta tornati sull’isola eccoci a Polaria (www.polaria.no), un centro di divulgazione scientifica sull’Articolo creato nel 1997 dal Dipartimento dell’ambiente norvegese) per sensibilizzare sulle tematiche relative alla fauna e alla flora Artica, al clima e al suo impatto ambientale. Il polaria fa parte del Polar Environment Centre, che ospita alcuni corpi di ricerca, tra cui il più grande è l`Istituto Polare Norvegese.

Simulatore di navigazione a Polaria. Foto Roberto Savioli

Simulatore di navigazione a Polaria. Foto Roberto Savioli

La visita è interessante. Vi sono stazioni interattive, simulatori, una sala cinema dove viene proiettato su rande schermo il filmato di Ivo Caprino “Svalbard – il selvaggio panorama artico”. Facendo il Percorso Artico si possono poi sperimentare direttamente alcuni elementi della natura artica, con tempeste di neve, un orso polare, la tundra e l`aurora boreale. Infine, nell’acquario l`attrazione principale sono le foche barbute. In orari definiti è possibile assistere al loro pranzo.

Il porto di Honningsvaeg. Foto Roberto Savioli

Il porto di Honningsvaeg. Foto Roberto Savioli

Un’occhiata all’orologio per renderci conto che la sosta a Tromso era ormai agli sgoccioli. Di corsa quindi a bordo e di nuovo in viaggio sulla MS Kong Harald verso Honningsvaeg e la magia di Capo Nord.

Honningsvaeg e Capo Nord

La nave ha attraccato sull’isola di Mageroya il giorno dopo, nel primo pomeriggio. Quanto tempo avevamo a disposizione? Tre ore e mezzo!

IL paesaggio verso Capo Nord. Foto Roberto Savioli

IL paesaggio verso Capo Nord. Foto Roberto Savioli

Al solito sufficienti solo per un “assaggio” e non per vedere realmente l’isola. Il suggerimento dunque è , anche qui, di fermarsi almeno una notte. Le condizioni atmosferiche sono molto variabili qui al Nord e quindi, per andare sul sicuro è meglio avere tempo a disposizione.

Noi siamo stati fortunati, come ci ha spiegato la simpatica guida olandese che ci ha accompagnati nel tour: il cielo blu e il sole non sono la norma. Può capitare, in estate, persino di trovare nebbia…

Due bimbe costruiscono piramidi in pietra. Sullo sfondo il Globo simbolo di Capo Nord.

Due bimbe costruiscono piramidi in pietra. Sullo sfondo il Globo simbolo di Capo Nord.

La nostra prima tappa? Capo Nord, a una trentina di chilometri dal porto, esattamente dall’altra parte dell’isola. C’è chi la raggiunge in bus organizzati (Hurtigrutigen propone l’escursione naturalmente), in auto o in camper (c’è un tunnel che collega con la terraferma), in bicicletta e anche a piedi.

Foto Ufficio del turismo Capo Nord

Foto Ufficio del turismo Capo Nord

Il paesaggio è piuttosto brullo, vegetazione bassa, alcuni gruppetti di renne a brucare quel poco che c’è. Si sale e si scende, la costa spesso è a strapiombo sul mare. In cielo gabbiani e aquile di mare (foto sopra).

Un anziano del popolo dei Sami con la sua renna. Foto Roberto Savioli

Un anziano del popolo dei Sami con la sua renna. Foto Roberto Savioli

Lungo la strada tutti i turisti si fermano presso una casa Sami dove l’anziano proprietario, in costume tradizionale, si lascia fotografare accanto alla sua renna ormai diventata una star globale. Un animale pacifico, che tutti i bambini accarezzano volentieri. Accanto alla sua abitazione la moglie aiutata da uno dei nipoti (che di professione fa il dentista, ma in estate torna sull’isola per qualche settimana) gestisce un negozio con souvenir sami: bamboline, oggetti in legno, etc.

Foto ricordo al Globo. Foto Roberto Savioli

Foto ricordo al Globo. Foto Roberto Savioli

Ancora pochi chilometri ed eccoci a Capo Nord. Dopo la foto di rito accanto al Globo, eretto nel 1977 e che ne è diventato il simbolo, qualche minuto di silenzio ad osservare il mare e pensare ai grandi esploratori del passato. Al loro coraggio, alla loro forza e determinazione nell’amndare verso l’ignoto.

Foto Roberto Savioli

Foto Roberto Savioli

Prima di entrare nel Centro di divulgazione Nordkapp (71°10’21”) abbiamo anche ammirato il Monumento Bambini della Terra (foto sopra), costruito nel 1989 prendendo spunto dai lavori di sette bambini di sette diverse nazioni. Simboleggia amicizia, speranza e gioia. Davanti al Monumento è stata posta la statua Madre con bambino dell’artista Eva Rybakken.

Il Centro Nordkapp è veramente interessante. Mette a disposizione anche un depliant in italiano per i visitatori (in genere le guide sono soltanto in inglese e tedesco, qualche volta anche in francese), video interattivi.

Foto Roberto Savioli

Foto Roberto Savioli

Primo step: il film panoramico, su tre schermi giganti, che racconta la storia dell’isola attraverso le quattro stagioni: molto suggestivo ed evocativo. Secondo step: il passaggio nel tunnel sotterraneo con le bacheche con diorami tridimensionali sulla storia del Capo. Terzo step: la Grotta di luci, l’ultima grandiosa attrazione con luci e colori e suoni a raccontare le quattro stagioni sull’isola. Ma non è finita qui: c’è anche una piccola cappella dalla cupola azzurra, un piccolo museo dedicato alla famiglia reale thailandese (di casa a Capo Nord per le frequenti visite fatte), e un balcone “segreto” dietro gli schermi della Grotta di Luci, che si affaccia sul mare.

Foto Roberto Savioli

Foto Roberto Savioli

Sulla via del ritorno ci siamo fermati più volte a fotografare il paesaggio artico, le renne, i piccoli villaggi.

La guida ci ha raccontato che tra le proposte turistiche vi è il Birdwatching: a bordo di un piccolo battello si viene portati nei pressi di un’isola montagnosa dove vivono migliaia e miglia di uccelli tra cui anche i simpatici Puffin (pulcinella di mare) dal becco arancione.

Rientrati nella cittadina di Honnigsvaeg, siamo riusciti a ricavare un po’ di tempo per visitare la chiesetta luterana in legno (unico edificio rimasto dopo i bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale), due gallerie d’arte e l’Artic Bar.

La prima galleria, East of the sun, ospita i lavori di Eva Schmutterer ricavati da carta riciclata, tagliata in piccoli pezzi, colorata e quindi disposta a creare opere in un certo senso assimilabili a puzzle.

Foto Roberto Savioli

Foto Roberto Savioli

La seconda, Once Upon a dream, (www.onceuponadream) propone i lavori dell’americana Erica K. Haugli, molti dei quali ottenuti recuperando materiali scartati dal mare come scarpe, sassi, legni. Ma anche opere su carta molto particolari, specie di collage ricuciti quasi sempre ispirati alla natura e alle sue creature (nella foto sopra) .

L'interno dell'Artic Bar, con tanto di igllo dove sedersi a bere su calde pelli. Foto Roberto Savioli

L’interno dell’Artic Bar, con tanto di igllo dove sedersi a bere su calde pelli. Foto Roberto Savioli

Brindisi finale poi all’Artic Bar www.articoicebar.com , creato nel 2004 da una coppia di Madrid innamorata della Norvegia. Costruito con una quindicina di blocchi di ghiaccio del peso di 800 kg l’uno propone buona musica in un ambiente polare. Con tanto di igloo, slitta sami, pellicce sulle diverse sedute. Ovviamente all’interno il freddo è glaciale per cui, prima di entrare, si viene muniti di un poncho imbottito, con tanto di cappuccio. Il biglietto d’ingresso costa 14 euro per gli adulti e 4 per gli under 12 e dà diritto a due drink analcolici e permanenza illimitata…Noi naturalmente siamo rimasti all’interno qualche minuto e poi siamo usciti, anche per visitare, al secondo piano, il più grande negozio dedicato agli addobbi natalizi di tutta la Norvegia del Nord.

E poi? Diritti al nostro Postale per l’ultima cena e l’ultima notte a bordo. Grande festa finale, con musica, balli, canti e sbandieramenti di saluto verso un altro dei Postali Hurtigruten in arrivo nel porto che lasciavamo prima della nottata di navigazione (nella foto sotto).

Foto Roberto Savioli

Foto Roberto Savioli

Il giorno seguente a Kirkenes, in cime alla Norvegia, al confine con la Russia, abbiamo terminto il nostro viaggio e abbiamo lasciato la nave ( che nel pomeriggio sarebbe tornata indietro lungo la costa fino a Bergen), con il proposito di tornare in Norvegia, siamo volati in Italia.

Informazioni pratiche crociera fiordi postale

Come già spiegato nei precedenti articoli di questo diario di viaggio, viaggiare a bordo di un postale Hurtigruten è davvero un’esperienza unica, ma va organizzata attentamente – se si vuole visitare in maniera più slow le bellissime destinazioni toccate dalla nave.

 La particolarità e l’unicità di questa compagnia è che, lavorando come un Postale per 365 giorni l’anno, permette ai passeggeri più opzioni di viaggio: la classica crociera di sei o 12 giorni (andata e ritorno da Bergen – come abbiamo fatto noi), ma anche la possibilità di interromperla scendendo per esempio in un porto, passarvi una o due notti e quindi riprendere un’altra nave della compagnia per proseguire l’itinerario. Dallo stesso scalo oppure da un altro. Per esperienza diretta, noi consigliamo questa seconda opzione: le cose da vedere sono tante e solitamente i tempi di sosta nei porti sono troppo limitati per godere appieno di queste meraviglie.  L’importante è organizzarsi e pianificare con tempo l’itinerario.

Maggiori informazioni sulle tappe incluse in questo articolo:

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